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Supporto & FAQ

Hai dubbi sulla riabilitazione a casa?

Qui trovi le risposte alle domande più comuni dei miei pazienti su trattamenti, costi e modalità di recupero.

Informazioni sul Servizio a Domicilio: Costi, Convenzioni ASL e Detrazioni

Il servizio pubblico (SSN) eroga la fisioterapia a domicilio tramite il servizio ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) o CAD. È riservato a pazienti che non possono assolutamente muoversi da casa (intrasportabili). La procedura richiede la richiesta del medico di base, una visita specialistica fisiatrica della ASL e l’autorizzazione del distretto sanitario. I tempi di attesa per l’attivazione possono essere lunghi a causa delle liste d’attesa.

L’impegnativa (ricetta rossa o elettronica) del medico di base serve per attivare il percorso ASL recandosi al PUA (Punto Unico di Accesso) del proprio distretto. Attenzione: l’impegnativa del medico curante non copre le spese della fisioterapia privata. Per il servizio privato non serve l’impegnativa rossa, ma è sufficiente contattarci direttamente per iniziare subito le cure.

Per legge, il fisioterapista può valutare e trattare in autonomia. Tuttavia, la prescrizione medica (di uno specialista o del medico di base) è fortemente consigliata per avere una diagnosi clinica precisa. Inoltre, la prescrizione medica è obbligatoria se desideri portare in detrazione fiscale la spesa della riabilitazione.

Sì, assolutamente. Le prestazioni fisioterapiche sono prestazioni sanitarie esenti IVA e sono detraibili dalla dichiarazione dei redditi (Modello 730 o Unico). Per ottenere la detrazione è necessario pagare con metodo tracciabile (bonifico, carta di credito/bancomat o assegno) e conservare la fattura che ti rilasceremo.

Grazie alle moderne tecnologie portatili, oggi a domicilio si può effettuare quasi tutto ciò che si fa in studio. Oltre alla kinesiterapia (mobilizzazione manuale, esercizi, rieducazione al passo) e al linfodrenaggio, portiamo a casa tua anche terapie strumentali come Tecarterapia, Laserterapia, Ultrasuoni, Magnetoterapia ed Elettrostimolazione.

Sì, la riabilitazione post intervento a casa Roma è uno dei nostri servizi principali. È fondamentale dopo operazioni chirurgiche ortopediche (come protesi d’anca, ginocchio, spalla o fratture di femore). Iniziare subito il recupero a domicilio evita lo stress degli spostamenti, riduce i rischi e permette di recuperare l’autonomia direttamente nell’ambiente domestico.

Certamente. Il nostro servizio prevede un fisioterapista a domicilio per anziani Roma specializzato in geriatria. Ci occupiamo di riattivazione motoria per chi è stato allettato, prevenzione delle cadute, miglioramento dell’equilibrio e gestione di patologie croniche (come Parkinson o demenza), per aiutare l’anziano a mantenere la massima indipendenza.

Sì, eseguiamo trattamenti di fisioterapia respiratoria a domicilio Roma. Questo servizio è specifico per pazienti con BPCO, enfisema, esiti da polmonite o post-COVID. Il trattamento include manovre di disostruzione bronchiale, rieducazione del diaframma ed esercizi mirati per migliorare la saturazione e la tolleranza allo sforzo.

La fisioterapia a domicilio porta lo studio del professionista direttamente a casa tua. Il vantaggio principale è la comodità: eviti il traffico di Roma, lo stress del parcheggio e le sale d’attesa. Inoltre, eseguire la riabilitazione nel proprio ambiente domestico permette di fare esercizi mirati agli spazi che usi quotidianamente (es. le tue scale, il tuo letto, la tua poltrona).

Per approfondire l’argomento, ti invito a leggere l’articolo dedicato.

È indicata per una vasta gamma di situazioni, tra cui:

  • Recupero post-operatorio (protesi, fratture, legamenti).
  • Patologie neurologiche (Parkinson, Ictus, Sclerosi Multipla).
  • Dolori cronici (mal di schiena, cervicalgia, artrosi).
  • Riabilitazione geriatrica per anziani con difficoltà motorie.
  • Allettamento prolungato e sindrome da immobilizzazione.

Prenotare è molto semplice. Puoi contattarmi telefonicamente, inviarmi un messaggio su WhatsApp (351 7843662) o contattami su questo sito. Concorderemo insieme l’orario migliore per la prima visita di valutazione.

Una seduta standard dura mediamente dai 45 ai 60 minuti. Tuttavia, la durata può variare in base alla patologia, alle condizioni fisiche del paziente e al tipo di trattamento necessario in quella specifica fase del recupero.

Assolutamente no. Porto io tutto il materiale necessario (Elastici, pesi, strumenti per la terapia manuale e strumentale). A te basta avere uno spazio libero in casa dove poterci muovere e, se necessario, una sedia robusta.

È normale avvertire un po’ di fastidio o dolore controllato durante la riattivazione di un’articolazione operata. Tuttavia, la fisioterapia moderna non deve essere una tortura: lavoriamo sempre sotto la soglia del dolore acuto, rispettando i tessuti e i tempi di guarigione.

Dipende dal tipo di intervento e dalla risposta fisiologica del paziente. Generalmente, un percorso completo può durare da poche settimane (per interventi minori) a 3-6 mesi (per protesi o ricostruzioni legamentose). Durante la prima visita potrò darti una stima più precisa.

Prima si inizia, meglio è. Solitamente si consiglia di iniziare la fisioterapia domiciliare immediatamente dopo la dimissione dall’ospedale o dalla clinica, seguendo le indicazioni del chirurgo ortopedico, per evitare rigidità articolari.

Riabilitazione Post-Operatoria: Protesi Ginocchio e Anca a Casa

L’intervento di protesi al ginocchio prevede la sostituzione delle superfici articolari danneggiate (solitamente dall’artrosi) con componenti artificiali in metallo e polietilene. Lo scopo è eliminare il dolore e ripristinare la mobilità dell’articolazione.

Il recupero è graduale. Già dopo pochi giorni si inizia a camminare con le stampelle. Un buon recupero funzionale si ottiene solitamente entro 3 mesi, ma il miglioramento continua fino a 6-12 mesi dall’intervento. La fisioterapia costante è cruciale in questa fase.

Sì, è fondamentale. Senza fisioterapia, il ginocchio rischia di rimanere rigido e con una muscolatura debole. Gli esercizi servono a recuperare l’estensione completa, la flessione e la forza del quadricipite per tornare a camminare correttamente.

In genere si abbandonano le stampelle tra le 4 e le 6 settimane dopo l’intervento, ma dipende molto dalla stabilità del ginocchio e dalla sicurezza del paziente. È una decisione che prenderemo insieme al chirurgo.

Sì, il dolore post-operatorio è normale e tende a diminuire progressivamente. Viene gestito con la terapia farmacologica prescritta dal medico e con il ghiaccio (crioterapia). Se il dolore dovesse aumentare improvvisamente o comparire rossore/calore eccessivo, è bene contattare il medico.

È la sostituzione dell’articolazione dell’anca (testa del femore e acetabolo) con una protesi artificiale. È uno degli interventi ortopedici di maggior successo per eliminare il dolore dell’artrosi e restituire mobilità.
Per approfondire l’argomento, ti invito a leggere l’articolo dedicato.

Spesso il recupero della protesi d’anca è percepito come più veloce rispetto al ginocchio. Molti pazienti raggiungono una buona autonomia in casa già dopo 4-6 settimane. Il ritorno alle attività normali avviene gradualmente nei mesi successivi.

Per approfondire l’argomento, ti invito a leggere l’articolo dedicato.

Assolutamente sì. La fisioterapia serve a rinforzare i muscoli glutei (fondamentali per non zoppicare) e a insegnare i movimenti corretti da fare e quelli da evitare per proteggere la nuova protesi.

Solitamente si utilizzano due stampelle per circa 3-4 settimane, per poi passare a una sola stampella (dal lato opposto all’operazione) per altre 1-2 settimane fino al recupero di una camminata fluida.

Eseguiremo esercizi di rinforzo degli abduttori e degli estensori dell’anca, esercizi di equilibrio e rieducazione al passo. È importante evitare flessioni eccessive dell’anca (oltre i 90 gradi) nelle prime settimane, a seconda della tecnica chirurgica utilizzata.
Per approfondire l’argomento, ti invito a leggere l’articolo dedicato.

Il rischio principale a breve termine è la lussazione della protesi, motivo per cui insegno sempre al paziente le posizioni di sicurezza da mantenere. Altri rischi includono infezioni o trombosi, prevenibili seguendo scrupolosamente le indicazioni mediche.

Fisioterapia per Frattura Femore, Tibia e Riabilitazione Post-Traumatica

Si tratta della rottura delle due ossa della gamba. Può essere trattata con gesso (trattamento conservativo) o intervento chirurgico (chiodi, placche). Richiede un periodo di scarico (senza appoggiare il piede) seguito da una rieducazione al carico progressivo.

La consolidazione ossea richiede mediamente dai 3 ai 5 mesi. Tuttavia, la riabilitazione inizia prima per mantenere il tono muscolare e la mobilità delle articolazioni vicine (caviglia e ginocchio).

Sì, è essenziale per recuperare il movimento della caviglia (spesso rigida dopo l’immobilizzazione), ripristinare lo schema del passo corretto e recuperare la forza del polpaccio atrofizzato.

Dipende dalla radiografia di controllo. Solitamente si inizia con carico parziale (sfiorando il terreno) dopo 30-40 giorni, per arrivare al carico totale e all’abbandono delle stampelle intorno al 3°-4° mese.

Faremo mobilizzazioni della caviglia, rinforzo isometrico, esercizi propriocettivi (di equilibrio) e stretching.

Sì, è molto comune avere la gamba gonfia e dolente quando si ricomincia a camminare, a causa dei problemi circolatori dovuti all’immobilità. Il linfodrenaggio e gli esercizi di “pompa” aiutano molto.

È un evento traumatico serio, frequente soprattutto negli anziani. Richiede quasi sempre un intervento chirurgico (chiodo endomidollare o protesi). L’obiettivo primario è rimettere in piedi il paziente il prima possibile per evitare complicazioni respiratorie o circolatorie.

Il recupero completo richiede diversi mesi (4-6 mesi), ma l’autonomia nella camminata si recupera molto prima, grazie alle moderne tecniche chirurgiche che permettono il carico precoce.

È la parte più importante della cura. Senza riabilitazione, c’è il rischio di non recuperare l’autonomia nel cammino e di perdere l’autosufficienza.

Spesso già in 2°-3° giornata post-operatoria si viene messi in piedi con il deambulatore o le stampelle, sotto la guida del fisioterapista.

Esercizi di rinforzo per quadricipite e glutei, trasferimenti letto-poltrona, ed esercizi di deambulazione assistita.

Sì, sia nella zona della ferita chirurgica che a livello muscolare. La gestione del dolore è parte integrante del programma riabilitativo.

La frattura del bacino interessa le ossa pelviche. Nei giovani è causata da traumi ad alta energia (incidenti), negli anziani spesso basta una caduta domestica a causa dell’osteoporosi.

Le fratture composte guariscono con il riposo in circa 4-8 settimane. Quelle scomposte trattate chirurgicamente possono richiedere tempi più lunghi, fino a 3-4 mesi per la consolidazione completa.

Sì. Inizialmente si lavora a letto per evitare le piaghe e mantenere il tono muscolare, successivamente si lavora sulla ripresa della posizione seduta e poi in piedi.

Dipende dalla stabilità della frattura. Se è stabile, il carico è concesso precocemente (con dolore come limite). Se instabile, può essere necessario un periodo di scarico assoluto di 30-60 giorni.

Esercizi respiratori, mobilizzazione delle caviglie, contrazioni isometriche e, quando permesso, esercizi di stabilizzazione del core e del cingolo pelvico.

Sì, il dolore all’inguine o al gluteo è tipico. Tende a migliorare con il riposo e la graduale ripresa del movimento. Evitare posizioni che scatenano dolore acuto è fondamentale.

No. Nella maggior parte dei casi, il carico è severamente vietato nelle fasi iniziali per evitare spostamenti ossei. La ripresa della deambulazione avviene gradualmente, solo dopo autorizzazione medica e tramite l’uso di ausili (stampelle o deambulatore).

I sintomi principali includono dolore intenso all’inguine, all’anca o alla parte bassa della schiena, impossibilità o forte dolore nel caricare il peso sulla gamba, gonfiore, ematomi nell’area pelvica e, nei casi gravi, intorpidimento o formicolio alle gambe.

Il trattamento dipende dalla gravità: le fratture stabili possono essere gestite con riposo, farmaci antidolorifici e fisioterapia precoce. Le fratture instabili richiedono un intervento chirurgico (osteosintesi con viti e placche) per stabilizzare le ossa.

Riabilitazione Neurologica a Domicilio: Recupero Post-Ictus e Parkinson

Sì, è fondamentale per mantenere l’autonomia il più a lungo possibile. Lavoriamo sull’equilibrio, sulla fluidità del passo (per contrastare il “freezing”) e sulla rigidità muscolare. Farlo a casa aiuta il paziente a sentirsi più sicuro nel proprio ambiente.

Assolutamente sì. Il recupero post-ictus (emiplegia o paresi) deve essere intensivo e iniziare subito dopo la dimissione. Lavoriamo sul recupero della funzione motoria, sulla prevenzione della spasticità e sul ritorno alle attività quotidiane.

Sì, offro percorsi personalizzati per gestire la fatica, migliorare l’equilibrio e mantenere la forza muscolare, adattando gli esercizi alle fasi della malattia.

La riabilitazione post-ictus dovrebbe iniziare il prima possibile, idealmente entro le prime 24-48 ore dall’evento, non appena il quadro clinico è stabile. Un inizio precoce è fondamentale per sfruttare la “neuroplasticità” del cervello e massimizzare il recupero delle funzioni motorie e cognitive.

La frequenza dipende dalla patologia. Nella fase acuta post-ictus si raccomandano solitamente dalle 3 alle 5 sedute a settimana. Per malattie neurodegenerative come il Parkinson o la Sclerosi Multipla, sono consigliate 2 o 3 sedute settimanali per mantenere la mobilità, ridurre la rigidità e prevenire le cadute.

No, non è necessario acquistare alcuna attrezzatura. Il fisioterapista specializzato porterà con sé gli strumenti necessari (elastici, pesi, cuscini propriocettivi). Inoltre, la riabilitazione domiciliare è molto efficace proprio perché utilizza gli elementi della tua casa (letto, sedie, scale) per riabituarti alle tue reali attività quotidiane.

Sì, ed in molti casi offre vantaggi pratici superiori. Eseguire la fisioterapia nel proprio ambiente domestico riduce lo stress psicologico per il paziente e permette al terapista di lavorare direttamente sul superamento delle barriere architettoniche della casa, accelerando il recupero dell’autonomia quotidiana.

La presenza dei familiari non è obbligatoria, ma è caldamente consigliata. Durante le sedute a domicilio, il fisioterapista istruisce il caregiver su come assistere il paziente nei movimenti in sicurezza (es. alzarsi dal letto), come prevenire le cadute e quali esercizi ripetere in autonomia durante la settimana.

Assolutamente no, la riabilitazione non deve essere dolorosa. Il fisioterapista lavora sempre nel rispetto della soglia del dolore del paziente. Alcune manovre di allungamento muscolare per contrastare la spasticità post-ictus possono generare un lieve fastidio o tensione, ma l’intensità viene costantemente monitorata.

La fisioterapia per il Parkinson si concentra su esercizi mirati per migliorare l’equilibrio, la coordinazione, la postura e l’ampiezza del passo. Vengono spesso utilizzate tecniche di “cueing” (stimoli visivi, come strisce a terra, o uditivi, come un metronomo) per sbloccare il movimento e prevenire i blocchi motori (freezing).

Non esiste una durata standard; varia in base alla gravità del danno neurologico. Dopo un ictus, la fase di recupero più intenso dura dai 3 ai 6 mesi, ma una fisioterapia di mantenimento può essere necessaria a lungo termine per patologie croniche o per evitare la regressione muscolare.

Sarò io personalmente a recarmi al tuo domicilio per tutte le sedute. Sono un fisioterapista laureato e regolarmente iscritto all’Albo Professionale (FNOFI), con una formazione e un’esperienza specifica nella riabilitazione neurocognitiva e neuromotoria. In questo modo ti garantisco assistenza diretta, continuità terapeutica e i migliori standard di cura.

L’alterazione della sensibilità profonda è l’incapacità del sistema nervoso di percepire correttamente la posizione, il movimento e la postura del proprio corpo nello spazio, senza usare la vista. Questo avviene a causa di un danno ai recettori profondi (situati in muscoli, tendini e articolazioni) o alle vie nervose che trasmettono queste informazioni al cervello.

Trattamento Mal di Schiena, Cervicale e Ginnastica Posturale a Domicilio

Sì, è la terapia d’elezione per lombalgie e cervicalgie croniche. Attraverso esercizi specifici e la rieducazione posturale (RPG o Mezieres), andiamo a correggere gli squilibri muscolari che causano il dolore.

Nella maggior parte dei casi, l’ernia del disco si risolve con la fisioterapia conservativa (esercizi, posture, terapia manuale) senza bisogno del chirurgo. Valuteremo insieme la risonanza magnetica per impostare il piano giusto.

Spesso le vertigini sono legate a tensioni muscolari del tratto cervicale. Con la terapia manuale e il rilassamento muscolare, possiamo ridurre drasticamente sia il dolore che il senso di sbandamento.

Sì, intervenire tempestivamente a domicilio è fondamentale. Eviti lo sforzo di raggiungere uno studio medico. Utilizzo tecniche manuali dolci per allentare lo spasmo muscolare acuto e ti aiuto a trovare le posizioni per alleviare il dolore, insegnandoti i movimenti corretti per alzarti dal letto in sicurezza.

Sì, è un sintomo estremamente comune. Le tensioni ai muscoli del collo e la rigidità delle vertebre cervicali sono le cause principali della “cefalea muscolo-tensiva” e di sbandamenti. Attraverso tecniche manuali specifiche, vado a sbloccare queste tensioni, riducendo sia l’intensità che la frequenza di mal di testa e vertigini.

Assolutamente sì. La sciatalgia indica un’infiammazione del nervo sciatico, spesso dovuta a compressioni lombari (come un’ernia). A domicilio eseguo manovre di terapia manuale e specifici esercizi di “neurodinamica” mirati a decomprimere il nervo, riducendo il dolore formicolante lungo la gamba.

No, basta davvero pochissimo spazio. È sufficiente l’area necessaria per stendere un tappetino a terra (ad esempio vicino al divano o al letto). Porto io con me piccoli attrezzi se necessari (elastici, palline), ma ti insegnerò soprattutto a usare il tuo corpo e l’ambiente domestico per fare gli esercizi.

Sì, è uno dei problemi che tratto più di frequente. Stare seduti a lungo causa rigidità al collo, dolori alle spalle e lombalgia. Oltre a trattare il dolore con la terapia manuale, valuterò direttamente a casa tua la tua postazione di lavoro e ti insegnerò esercizi mirati per contrastare la “postura da scrivania”.

Sì, ed è il momento in cui il mio aiuto è più utile. Molti pensano di dover aspettare che il dolore passi. In realtà, attraverso tecniche molto delicate e posizionamenti antalgici, posso aiutarti a spegnere l’infiammazione fin dai primissimi giorni, evitando che la situazione peggiori a causa del blocco motorio.

Dipende dalla situazione di partenza, ma solitamente si avverte un senso di leggerezza e un calo del dolore già dopo 3-4 sedute. Per ottenere un riequilibrio posturale duraturo e correggere vecchie abitudini motorie sbagliate, consiglio generalmente un ciclo di circa 10 sedute.

La differenza è l’approccio clinico e su misura per te. In un corso di gruppo fai esercizi generici. A casa tua, invece, eseguo una valutazione posturale iniziale per capire le vere cause del tuo dolore e creo un piano terapeutico individuale 1-a-1, supervisionando e correggendo ogni singolo movimento.

Certamente, non c’è limite di età. Anzi, negli anziani la ginnastica posturale a domicilio è importantissima per mantenere la colonna vertebrale flessibile, contrastare l’artrosi, migliorare l’equilibrio e prevenire pericolose cadute in casa. Adatto sempre gli esercizi alle capacità fisiche di ogni paziente.

Non sempre. Se hai un semplice affaticamento, un massaggio decontratturante dà sollievo immediato. Ma se soffri di cervicalgia cronica o problemi posturali, il massaggio da solo ha un effetto solo temporaneo. Come fisioterapista, associo le tecniche manuali a esercizi specifici per curare la causa alla radice ed evitare ricadute.

Linfodrenaggio Manuale a Domicilio per Edemi e Gambe Gonfie

No, al contrario. Il linfodrenaggio (metodo Vodder) è un massaggio molto lento, leggero e ritmico. È estremamente rilassante e non deve mai causare dolore o arrossamenti.

Per essere efficace, una seduta deve durare circa 60 minuti. È il tempo necessario per svuotare le stazioni linfatiche e trattare l’intero arto gonfio.

Sì, è la terapia principale per prevenire o curare il linfedema (braccio grosso) dopo interventi al seno o asportazione di linfonodi. È importante affidarsi solo a mani esperte in questo campo.

La differenza è la tecnica e la pressione. Il massaggio classico usa pressioni vigorose per sciogliere i muscoli. Il linfodrenaggio (metodo Vodder o Leduc), invece, utilizza movimenti leggerissimi, lenti e ritmici sulla pelle per spostare i liquidi in eccesso verso i linfonodi. Non è mai profondo o doloroso.

Un senso di leggerezza e una riduzione del gonfiore si notano spesso già dalla prima seduta. Tuttavia, per stabilizzare i risultati o per edemi importanti, consiglio di solito un ciclo iniziale ravvicinato di 5-10 sedute, per poi diradare gli incontri in base alla risposta del tuo corpo.

Assolutamente sì, è fondamentale per un buon recupero. Dopo liposuzioni, addominoplastiche o blefaroplastiche, il linfodrenaggio aiuta a riassorbire molto più velocemente lividi ed edemi post-operatori, previene la formazione di indurimenti (fibrosi) e accelera i tempi di guarigione.

Sì, è un trattamento eccellente e sicuro dal terzo mese di gravidanza in poi. È uno dei rimedi più efficaci per contrastare la ritenzione idrica e la pesantezza alle gambe tipiche della gestazione. Tratto le gambe in modo delicato, evitando ovviamente le manovre sull’addome.

Sì, è un effetto del tutto normale e positivo. Significa che il trattamento ha funzionato: il sistema linfatico è stato riattivato e i liquidi carichi di tossine, prima bloccati nei tessuti, vengono convogliati verso i reni per essere espulsi fisiologicamente attraverso le urine.

Il consiglio più importante è bere molta acqua naturale, specialmente dopo il trattamento. Una buona idratazione aiuta i reni a smaltire i liquidi smossi. Dopo la seduta, consiglio anche di evitare bagni o docce troppo calde e di non indossare indumenti estremamente stretti che bloccano la circolazione.

Non fa perdere grasso, ma modella e sgonfia visibilmente, riducendo le circonferenze. Per quanto riguarda la cellulite (che è aggravata dal ristagno di liquidi), il linfodrenaggio è un ottimo alleato: migliora l’ossigenazione dei tessuti e riduce l’infiammazione, attenuando l’effetto “buccia d’arancia”.

Sì, in alcune condizioni specifiche è sconsigliato. Non va effettuato in caso di infezioni acute in corso, trombosi venosa profonda (TVP), insufficienza cardiaca severa e tumori non trattati. Come fisioterapista, eseguo sempre un’attenta anamnesi clinica prima di iniziare qualsiasi trattamento.

Dipende dalla gravità del linfedema, ma in genere basta 1 seduta a settimana o ogni due settimane. Dopo una prima “fase d’urto” intensiva per ridurre il gonfiore, imposto insieme a te un programma di mantenimento personalizzato per evitare che i liquidi tornino ad accumularsi.

No, non è necessario. Per il linfodrenaggio manuale, che utilizza manovre estremamente leggere, dolci e rilassanti, il tuo letto o un divano ampio e comodo sono assolutamente perfetti. Questo rende la seduta ancora più confortevole per te ed evita l’ingombro di un lettino esterno in casa tua.

Terapie Strumentali a Domicilio

Sì. Il fisioterapista tiene conto della patologia, dell’età e delle condizioni generali di salute del paziente, provvedendo alla regolazione anatomica e terapeutica del dispositivo. I macchinari professionali usati a domicilio sono certificati e garantiscono gli stessi parametri terapeutici dello studio. Il vantaggio è evitare spostamenti dolorosi, particolarmente utile per chi ha difficoltà motorie o dolore acuto.

No, l’elettrostimolazione non sostituisce l’attività fisica, ma è un eccellente complemento. Viene utilizzata in fisioterapia per migliorare la forza e la reattività muscolare, ma manca della componente di coordinazione e del carico articolare necessari per un allenamento completo.

Una seduta di ultrasuonoterapia dura mediamente dai 10 ai 15 minuti per zona trattata. La durata esatta dipende dalla patologia e dalla profondità del tessuto da raggiungere, secondo il protocollo stabilito dal fisioterapista.

L’ultrasuono a contatto prevede l’uso di un gel conduttore direttamente sulla pelle, mentre l’ultrasuono in immersione (in acqua) è indicato per zone irregolari come dita, mani o piedi. Entrambi i metodi garantiscono la trasmissione efficace delle onde sonore ai tessuti.

I benefici principali includono il miglioramento della circolazione venosa e linfatica, la riduzione dell’edema (gonfiore) e l’eliminazione delle tossine. È particolarmente efficace per chi soffre di gambe pesanti, ritenzione idrica, cellulite o linfedema post-operatorio.

Le principali controindicazioni sono: pacemaker e dispositivi elettronici impiantati, gravidanza, neoplasie attive, epilessia, presenza di protesi metalliche vicino alla zona da trattare (valutazione caso per caso). Non va applicata su zone infette o con emorragie in atto.

Per essere efficace sulla calcificazione ossea, la magnetoterapia richiede applicazioni lunghe, solitamente tra le 4 e le 8 ore al giorno. Molti pazienti scelgono di utilizzarla durante il riposo notturno per comodità e per garantire la continuità terapeutica necessaria.

La magnetoterapia CEMP (Campi Elettromagnetici Pulsati) serve a stimolare la riparazione del tessuto osseo. È la terapia d’elezione per accelerare il callo osseo in caso di fratture, osteoporosi e ritardi di consolidazione.

Riabilitazione del Pavimento Pelvico, Gravidanza e Recupero Post-Parto

Si effettua inserendo i pollici per circa 3-4 cm all’interno della vagina e applicando una leggera pressione verso il basso (verso il retto) e lateralmente, fino a sentire tensione. Si mantiene la pressione per 1-2 minuti e poi si esegue un lento movimento a “U” da un lato all’altro.

Per eseguirlo correttamente bisogna prima lavare accuratamente le mani, tagliare le unghie e trovare una posizione comoda (ad esempio semiseduta). Utilizzando un olio vegetale naturale (come olio di mandorle dolci o germe di grano), si massaggia la muscolatura pelvica concentrandosi sul respiro per rilassare i tessuti.

Il massaggio perineale è assolutamente controindicato in caso di: infezioni vaginali attive (come candida o herpes), placenta previa, minaccia di parto prematuro e rottura prematura delle membrane. È sempre fondamentale chiedere il via libera al proprio ginecologo prima di iniziare.

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Le informazioni contenute in questo sito sono presentate a solo scopo informativo, in nessun caso possono costituire la formulazione di una diagnosi o la prescrizione di un trattamento, e non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica. Si raccomanda di chiedere sempre il parere del proprio medico curante e/o di specialisti riguardo qualsiasi indicazione riportata.

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